Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

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Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  mrsalzano il Gio Giu 02, 2011 10:23 pm


Come la processione di fedeli in coda per la moltiplicazione dei pani e dei pesci sulla bella copertina di P.J. Crook, i fan dei King Crimson hanno atteso pazientemente per 8 lunghi anni che una qualche apparizione dei crimson si manifestasse. Ora che, ad interrompere il digiuno, è finalmente uscito "A Scarcity of Miracles", side project marchiato KC, si può (sommessamente) gridare al miracolo?
Putroppo no, a mio avviso, in quanto questo disco meditativo e umbratile, firmato Jakszyk Fripp & Collins, pur avendo un suo fascino discreto, non ha la forza d'impatto che tutti i lavori dei Crimson, anche i meno riusciti, hanno sempre avuto.
Quasi tutti i brani sono costruiti sul volatile respiro dei soundscapes frippiani, sulla discreta ed elegante ritmica di Levin ed Harrison e sul fluente fingerpicking riverberato di Jakszyk di chiara marca Holdsworthiana. Gli occasionali fraseggi chitarristici fra Jakszyk e Fripp (che un pò mi ricordano alcune sognanti atmosfere del primo disco di Fripp con Andy Summers) sono infatti il primo motivo d'interesse del disco. Il secondo è dato dalle sublimi increspature dell'etereo sax di Collins (che ormai ha affinato una tecnica sopraffina al soprano), che spesso e volentieri scuotono la musica dal suo letargico torpore.
Il problema, però, è che, essendo prevalentemente un disco di ballads, "Scarcity" scarseggia proprio di un elemento fondamentale: la melodia. Non bastano infatti ammalianti armonie e testi introspettivi se non ci sono melodie memorabili a sugellare il tutto. Ed è un peccato perchè i KC sono sempre stati maestri nell'arte della ballata (da '"I Talk to the wind" fino ad arrivare a "Matte Kudasai" e "Walking on Air").
In questo senso quelle che rimangono più impresse, ma solo dopo diversi ascolti, sono la title track (di cui la parte migliore è proprio la coda in 7/8 sfumata nella preview uscita il mese scorso) e la successiva, e più ritmata, "The price we pay". In questa risalta l'utilizzo del Gu Zheng (una cetra cinese), utilizzato per l'intro e come extra texture, che riprende la spesso trascurata vena esotica dei Crimson (omaggiata dallo stesso Jakszyk con la divertente "Pictures of an Indian City" sul suo precedente album solista, in cui c'è anche una notevole cover di "Island" sempre con Collins al sax).
Forse però il brano migliore è il meno sereno e più perturbante, "The Other Man". Introdotto dal contemplativo sax di collins, che emerge dalle scroscianti note di cetra iniziali, il pezzo comincia veramente a preder corpo quando due severe note di basso aprono la via alle destabilizzanti micro scale quadritonali di Fripp (che, ad un cero punto, cita anche "Frame by Frame") e di Jakszyk al pianoforte che creano un atmosfera di palpabile tensione: anche il testo cantato da Jakszyk è carico di angoscia ("It's the other man, I'm not the other man, he wants the other man, it's been the other man"). Il tutto fa di questo brano un breve ritorno agli scenari più cupi di "The Power to Believe".
Arrivati alla conclusiva "The Light of Day" ogni struttura è svanita, uno spazio infinito solcato da oscure note di "Requiem" frippiano e gelide folate di soundscapes sorreggono il soliloquio della voce armonizzata e sovraincisa di Jakko contrappuntata dai tremoli e dai trilli del sax. Una chiusura enigmatica.
In defintiva credo che questa formazione ibrida (che riunisce musicisti legati, chi più chi meno, a diverse epoche della storia dei KC - anche la new entry Jakszyk ha comunque militato nella gloriosa "21st Century Schizoid Band" più una reunion che solo una cover band) non manchi di potenzialità che però non trovo espresse a pieno in questa prima produzione. Non so se a "Scarcity" seguirà un tour o se questo progetto si evolverà in una nuova incarnazione dei KC (come successe con Mastellotto e Gunn che passarono ai KC dopo aver suonato con Fripp e Sylvian) ma se dovesse rimanere un "One of a Kind" credo che sarà visto soltanto come una nota a margine della gloriosa saga del Re Cremisi.

VOTO: 6,5



Ultima modifica di mrsalzano il Ven Giu 10, 2011 4:01 pm, modificato 5 volte
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Nigel il Ven Giu 03, 2011 12:31 pm

Più o meno mi aspettavo un album di questo tipo, anche se speravo in un voto finale migliore. Neutral
Mi aspettavo anche che le melodie fossero meno incisive e memorabili di quelle tipiche dei Crimson. Anzi, a questo proposito, vorrei chiederti come giudichi questo album in rapporto a quello con Sylvian. Te lo chiedo perchè il tuo commento mi ha fatto venire in mente The First Day, album che mi piace moltissimo e che è cresciuto costantemente, con gli anni, nella mia considerazione. Anche quel disco, a mio avviso, non presenta melodie memorabili, ma nondimeno ha un suo fascino tutto particolare, basato sugli arrangiamenti, i suoni, l'interpretazione, e un'atmosfera complessiva discreta e raffinata. Fripp l'ha definito più volte "a major album", e siccome anche a proposito di A Scarcity Of Miracles ha espresso più o meno lo stesso parere, vorrei sapere se, secondo te, siamo sugli stessi livelli qualitativi.
Per quanto riguarda un eventuale tour, Fripp ha scritto di recente che la sua attività di turnista si è conclusa nel 2003, anche se questo non significa che non suonerà più dal vivo (e infatti ci sono stati, ad esempio, il mini-tour del 40esimo anniversario e le recenti date con Travis)... quindi penso che non ci saranno più delle vere e proprie tournée - nemmeno se dovessero riformarsi i King Crimson - ma al massimo dei mini-tour di qualche data.
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  mrsalzano il Ven Giu 03, 2011 6:19 pm

Beh mi sembra che "The first day" fosse più basato sui groove ritmici (es. Darshan) mentre "Scarcity" lo definirei più un disco impressionista, dove ogni brano ha una struttura molto aperta e c'è anche una maggiore attenzione alle dinamiche e un maggior spazio in generale.
Son daccordo con te sulle melodie, però queste sicuramente hanno una minor importanza in un album come il primo piuttosto che in "Scarcity", dove se la melodia non è interessante il rischio noia è dietro l'angolo. Mettici poi che, comunque, come cantante preferisco decisamente Sylvian a Jakko...
Sul voto, forse sono troppo severo e non escludo che col tempo mi possa piacere di più anche perchè comunque il texture musicale è piuttosto ricco. Son curioso di conoscere anche il tuo parere quando ti arriverà...
Sulla possibilità di un tour, quello che scrivi mi deprime un pò perchè confesso che avevo una segreta speranza che Fripp (insieme a Mel Collins e magari anche a Travis) riprendesse finalmente in mano i brani del repertorio 69-72, che è veramente un peccato di Dio lasciarli lì morti....
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Nigel il Mer Giu 08, 2011 1:20 pm

Mi è arrivato ieri!!! sunny
Per ora l'ho ascoltato tre volte, forse troppo poche, ma provo a dare le mie prime impressioni.
Il commento di Mrsalzano, che mi trova d'accordo per gran parte, lo integrerei con un altro parere che ho letto su internet e che mi sembra molto azzeccato, secondo cui l'album sarebbe un tentativo di dare forma canzone ai soundscapes. In effetti, a giudicare dalle note di Fripp, la maggior parte dei brani è nata proprio da improvvisazioni a base di soundscapes, su cui poi Jakszyk, in un secondo momento, ha adattato la parte cantata, e a cui sono stati poi aggiunti gli altri strumenti (nella versione CD+DVD sono presenti i due soundscapes su cui si basano Secrets e This House). L'atmosfera astratta e speculativa che caratterizza i soundscapes frippiani, dunque, ha probabilmente vincolato e influenzato Jakszyk nella scrittura delle parti cantate, facendolo optare per linee melodiche indefinite, piuttosto statiche, che non alterano troppo la natura dei soundscapes di base... a parte il brano Scarcity (e, forse, il successivo The Price We Pay) non mi sembrano vere e proprie canzoni, ma piuttosto brani aperti, con uno stile improvvisativo, in cui la voce è come se fosse uno strumento che si aggiunge agli altri, e in cui Fripp e Collins emergono creando tessiture sonore di grande classe e suggestione.
Ho l'impressione, inoltre, che la sigla King Crimson sia un po' depistante e crei aspettative che poi rimangono deluse. In effetti, il gene dei KC lo percepisco poco, se non in alcuni passaggi di The Other Man. Più che altro, le atmosfere del disco mi ricordano quelle degli album di soundscapes o delle collaborazioni con Eno e Travis - ipnotiche, meditative, a volte dissonanti ai limiti dell'atonalità.
Il fatto, però, che non sia un vero e proprio album di canzoni, e che i brani abbiano una struttura molto aperta, a mio avviso mantiene un legame con i precedenti ProjeKcts... e visto che i ProjeKts erano definiti, più o meno, come laboratori in cui sviluppare idee da sfruttare poi con i King Crimson, questo mi fa sperare che il materiale abbozzato in questa collaborazione possa trovare forma e struttura in una nuova incarnazione del gruppo.
Forse sono un illuso, ma io ci credo parecchio! bounce
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Nigel il Mer Giu 08, 2011 1:36 pm

A questo link trovate una recensione al disco scritta da Bertoncelli:

http://delrock.it/album/2011/jakszyk-fripp-collins-a-scarcity-of-miracles.php

Ciao!
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  mrsalzano il Mer Giu 08, 2011 2:58 pm

Hai ragione Nigel la genesi del disco probabilmente spiega le sue caratteristiche (anche il fatto che la voce di Jakko sia spesso armonizzata quasi a volere essere essa stessa un soundscape).
Se per caso hai preso la versione su DVD, Io ho solo la versione su cd, mi piacerebbe avere una tua impressione sui due soundscapes inclusi come bonus tracks.
Io comincio a pensare che forse il disco ne avrebbe guadagnato se fosse rimasto soltanto strumentale (dato che, come ho detto, non trovo particolarmente incisivo l'apporto di Jakzyk a livello di songwriting), perchè veramente ritengo alcuni passaggi piuttosto intriganti (come l'inizio di "The light of day", ad esempio, che, tra l'altro, mi ricorda "Paris, Texas" di Ry Cooder). Tu che ne pensi?

p.s.
Fantasticando su un ipotetico tour di Jakszyk Fripp & Collins, un'ipotetica scaletta potrebbe essere come questa:

Intro: soundscapes
A Scarcity Of Miracles
The Price We Pay
Formentera Lady/A Sailor's tale
The Other Man
Forgiving*
When We Go Home*
Islands
Secrets
This House
The Light Of Day
Improvisations (varie ed eventuali)

bis
Starless

* dall'album solista di Jakko: THE BRUISED ROMANTIC GLEE CLUB, incisi con Fripp e Collins.

Tanto sognare non costa niente...


Ultima modifica di mrsalzano il Gio Giu 09, 2011 4:57 pm, modificato 1 volta
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Nigel il Gio Giu 09, 2011 11:04 am

Sì, io ho preso l'edizione CD+DVD, che contiene anche una versione dell'album tutta composta da alternate mix (tra l'altro, la seconda parte di Secrets è forse più bella - e più crimsoniana - nella versione alternativa).
I due soundscapes, ascoltati senza la parte cantata (e senza sax, basso e batteria), sono piuttosto belli; tra l'altro, sono impreziositi da pregevoli improvvisazioni di Jakko e dello stesso Fripp, che sono state poi eliminate dalla versione finale... sicuramente, con i dovuti mixaggi, avrebbero potuto essere ottimi brani strumentali.
Sulle parti cantate... non lo so... all'inizio anch'io ero un po' disorientato... cercavo di ascoltare i brani come se fossero degli strumentali, e la voce di Jakko mi sembrava più un disturbo che un arricchimento. Poi, però, con gli ascolti successivi, sto cominciando ad apprezzare questa formula... adesso le parti vocali mi risultano più amalgamate con il tutto, e alcune le trovo anche molto belle; ad esempio, tutta la prima parte di Secrets, e poi The Other Man, This House... anche The Light Of Day... insomma, mi piace quasi tutto (l'unico brano che non mi convince è The Price We Pay, il cantato e la ritmica intendo, perchè il resto, soprattutto l'assolo di Fripp Exclamation, mi piace un sacco).
Comunque, sono impressioni provvisorie, perchè io ho sempre bisogno di parecchio tempo per capire se un disco mi piace veramente, e soprattutto se mi piace in modo stabile e duraturo.
Certo, comunque, sarebbe anche potuto diventare un bellissimo album di brani strumentali... diciamo che questa formula del cantato su strutture musicali aperte, che all'inizio trovavo intrigante soprattutto a livello razionale, adesso comincia ad "arrivarmi" anche a livello emotivo.
Ci sono tanti momenti topici nell'album, a mio parere... The Other Man e The Light Of Day, ad esempio, ne hanno diversi, come l'inizio di quest'ultima, che tu giustamente sottolinei (già, ricorda un po' il Cooder di Paris Texas... uno dei migliori connubi musica-film, secondo me).
Riguardo alla scaletta: MAGARI!!!!! Very Happy bom
Visto che non conosco l'album di Jakko, però (a proposito, com'è?), sostituirei i due brani di Bruised Romantic con Moonchild e Cadence And Cascade.... e poi farei fare un secondo bis: SCHIZOID MAN!!!! alien
Come hai detto tu, sognare non costa nulla! Very Happy
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  mrsalzano il Gio Giu 09, 2011 4:37 pm

Visto che non conosco l'album di Jakko, però (a proposito, com'è?), sostituirei i due brani di Bruised Romantic con Moonchild e Cadence And Cascade.... e poi farei fare un secondo bis: SCHIZOID MAN!!!! alien

E' piuttosto buono. Tra l'altro, come ospiti, ci sono altri due ex crimson Ian Mac Donald ed il compianto Ian Wallice.
Cadence And Cascade potrebbero farla perchè Jakko l'aveva cantata già con la 21st Century Schizoid Band mentre se facessero Moonchild sarebbe un evento eccezionale perchè non l'ha più ripresa nessuno dal '69, a parte molto recentemente Fripp con Travis. Quanto a 21st Schizoid man non l'avevo inserita perchè non mi sembra in linea con gli altri brani, però se la ricantassero tanto meglio. Very Happy


Ultima modifica di mrsalzano il Mer Giu 15, 2011 2:27 pm, modificato 1 volta
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Godber il Lun Giu 13, 2011 5:09 pm

Ho iniziato gli ascolti, se avete letto gli altri post avevo già accostato questo progetto a quello con Sylvian dopo aver sentito la title track. Anche per me non c'è confronto tra la voce di Sylvian e quella di Jakko...... però.......ascolto dopo ascolto questo disco mi sta entrando dentro, trovo il Nostro e Mel in grande spolvero ....non sarà una pietra miliare ma occhio, anzi orecchio ...e ne riparliamo tra un po'...
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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Starless il Mar Lug 05, 2011 3:52 pm

ascoltato si e no 5 volte, forse non sufficienti per dare un parare definitivo.
Per ora dico che mi piace, mi immaginavo qualcosa del genere, più avanti aggiungerò qualcosa
La copertina bellissima come sempre, ora vorrei altro oltre al project!!

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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  Starless il Lun Lug 11, 2011 4:26 pm

L'ho ascoltato con attenzione, devo dire che è un ottimo lavoro, il primo brano per ora è quello che preferisco.
Risento in questo disco tracce degli ultimi king crimson ma anche uno stile che mi ricoduce ai primi 70, la svolta con il sax mi ha sorpeso in positivo, non avrei mai immaginato che Fripp potesse tornare a scegliere il sax per i kc, strumento abbandonato immediatamente dopo lo scioliersi della band pariodo Burrell.
Se questo è un projeckt significa per forza di cose che seguirà un album a nome KC perfezionato e rivisto?
Perchè già questo è ottimo, mi immagino l'album se mai ci sarà

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Re: Jakszyk Fripp & Collins: A Scarcity of Miracles - Recensione

Messaggio  mrsalzano il Mar Lug 12, 2011 5:21 pm

Ciao! Ma per un eventuale tour JF&C nessuna notizia? Intanto Levin, Mastellotto e Belew fanno un tour insieme negli States quest'estate...Mi sembrano gli Yes frattalizzati di vent'anni fa Neutral
Saluti!
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